52 Domeniche in Romagna
 
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ITINERARIO 31 (Santa Sofia)
   
CAMALDOLI E I MONACI DEL BOSCO
CAMALDOLI E I MONACI DEL BOSCO
CARTA ESCURSIONISTICA CONSIGLIATA:
PARCO NAZIONALE DELLE FORESTE CASENTINESI, MONTE FALTERONA CAMPIGNA 1:25000

Distanza: 11 km
Durata: una giornata
Periodo consigliato: agosto
Partenza e arrivo: Passo della Calla - Camaldoli

Il sentiero corre sulla spina dorsale dell’Appennino forlivese, sul confine tra la Toscana sulla destra e la Romagna a sinistra. Spettacolare la vista da Poggio Scali da cui nelle giornate limpide si possono vedere il mare Adriatico e il Tirreno. Seducente e fiabesco il bosco di faggi in cui si snoda a tratti il sentiero; misterioso il rivale che scende nella Riserva Naturale Integrale di Sasso Frattino, mistico l’Eremo di Camaldoli all’ombra dell’abetia che gli stessi monaci hanno piantato e curato. Forse uno degli itinerari escursionistici più belli dell’Appennino romagnolo, lontano da vie di comunicazioni, il percorso dal Passo della Calla a Camaldoli misura circa 9 km di cui la quasi totalità in saliscendi, fatta eccezione per la prima parte, con uno strappo in salita, e l’ultima con una picchiata sull’Eremo camaldolese.
Dal sacro eremo, un sentiero permette di raggiungere Camaldoli, la cittadina che ospita il Monastero. Ci si trova per buona parte del percorso in Toscana, nel comune di Poppi.


DA NON PERDERE
Panorama da Poggio Scali
Faggeta
Cella di San Romulado
Foresta di abeti dell’Eremo
Farmacia di Camaldoli
PERCORSO
PERCORSO
Passo della Calla
Arrivati al Passo della Calla (1296 metri s.l.m.), passando Santa Sofia e Corniolo percorrendo la S.P. 4 (ex S.S. 310) Bidentina, si lascia l’automobile nell’ampio parcheggio. L’attacco del sentiero è posto sulla sinistra, per chi proviene da Corniolo a fianco di un edificio semidiroccato su una strada sterrata chiusa da una catena. Una tabella in legno indica il sentiero 00 del C.A.I. La prima parte del percorso, breve, è in salita all’interno di una fresca faggeta. Dopo pochi passi ci si allontana dalla strada asfaltata e si continua a camminare sul crinale, in un lungo susseguirsi di piacevoli saliscendi, di tratti nel bosco e nei prati senza vegetazione.
Meno di 1 km e si sbuca in un primo breve tratto aperto e pianeggiante: Pian Carbonaie a quota 1397. Si ritorna a camminare in un bel bosco di faggi, alcuni dei quali di notevoli dimensioni, fino a il Poggione.
A sinistra si vedono i cartelli segnaletici che delimitano l’area naturale protetta di Sasso Fratino, una zona, creata nel 1971, strettamente protetta all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, in cui è interdetto l’accesso, se non per motivi di studio e che viene lasciata senza alcun intervento da parte dell’uomo. Altri 300 metri e anche sulla destra della traccia del crinale si trova una nuova area di protezione integrale, la Riserva Naturale della Pietra: seppur di minori dimensioni anche questa area posta nel versante toscano è di grande interesse naturalistico e l’accesso alle persone non autorizzate è vietato.

Poggio Scali
A Pian Tombesi (1465 metri s.l.m.), si incontra a destra una deviazione, per Fonte di Zanzara. Si prosegue lungo il crinale fino a raggiungere una breve salita caratterizzata da grossi massi di arenaria sparsi sul terreno. Dopo poco si incontra sulla sinistra il primo di due importanti punti panoramici che si affaccia sulle valli romagnole e dove è facile osservare colline e pianure fino al mare Adriatico.
Il secondo lo si raggiunge facendo una breve deviazione sulla sinistra per raggiungere la sommità di Poggio Scali, posta a 1520 metri s.l.m.: lo stradello sale alle spalle di una maestà intitolata alla Madonna del Fuoco in mezzo ad una radura. Nelle giornate terse, dalla sommita è possibile vedere l’intero territorio romagnolo fino al mare Adriatico, da un lato, e le colline toscane fino al Tirreno, dall’altro. Una leggera discesa nel sottobosco, sempre seguendo il sentiero di crinale, porta al Passo del Porcareccio (con l’omonima fonte non controllata) e al valico della Scossa, posto a circa 6,5 km dalla partenza dove si incrocia una strada forestale (a circa 50 metri si trova una fonte).

Sentiero che porta dalla Calla a Camaldoli
Si prosegue sul sentiero 00, passando per i prati di Giogo Seccheta e dopo poco, si incontra un bivio, da ignorare, per la via dei legni: il sentiero era usato per portare il legname a valle. Dopo aver passato Prato al Soglio, esempio di prateria d’alta quota, si percorre una ripida discesa fino a Prato Bertone, dove si incontra sulla destra il bivio per l’Eremo di Camaldoli1.
Si lascia il sentiero 00 e si devia a destra. Si sono percorsi circa 8,5 km e in poco più di 1 km in ripida discesa si entra nel bosco di abeti che nasconde il sacro eremo. Il muro di cinta, i tetti delle celle e il campanile sono perfettamente integrati con la natura, come gli eremiti che fanno del rapporto con la natura e della cura del bosco una regola di vita. L’Eremo è davvero bello e merita una visita. Fu la prima sede dell’ordine Camaldolese e venne costruito in mezzo alla foresta a 1104 metri s.l.m. da San Romualdo.
La chiesa, con facciata seicentesca, vanta all’interno stucchi dorati, stalli del ’400 e una cattedra lignea intagliata del 1669.
Da segnalare la cappella di Sant’Antonio e al di là del cancello in ferro battuto il cortile dell’eremo, che però non è visitabile, in cui si trovano venti celle, piccole case separate in cui ancora oggi gli eremiti vivono in solitudine. L’unica cella visitabile è quella in cui visse San Romualdo. A fianco dell’entrata dell’eremo, un negozio vende cioccolata, marmellata e caramelle che un tempo venivano confezionate dai monaci. Ci si trova in Toscana, nel comune di Poppi, e provincia di Arezzo. Dall’Eremo è possibile, con un sentiero in discesa che costeggia la strada asfaltata, raggiungere il piccolo ma grazioso centro di Camaldoli dove ha sede il Monastero: l’antica foresteria, il chioschino del ’400, la biblioteca, la chiesa barocca, il chiostro e l’antica farmacia del 1543, dove è possibile acquistare liquori e prodotti d’erboristeria. Il paese sorge in mezzo ad una foresta di pini, querce e imponenti castagni capaci di contenere nella cavità del tronco un uomo. L’itinerario si conclude a Camaldoli: il ritorno può essere effettuato per il medesimo percorso dell’andata.
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APPROFONDIMENTI

SAN ROMUALDO
Romualdo nacque a Ravenna intorno al 952 da una nobile famiglia di duchi. Dopo le frequentazioni del monastero di Sant’Apollinare in Classe, nel 978 partì verso i Pirenei, dove raggiunse un monastero dipendente da Cluny. Nelle sue numerose peregrinazioni lungo gli Appennini, fondò nel 987 l’Abbazia di San Michele Arcangelo a Verghereto e, rientrato a Ravenna nel 998, con il suo esempio di fede, riuscì a convertire al Cristianesimo l’imperatore Ottone III che, per gratitudine, lo nominò Abate di Sant’Apollinare in Classe.
Ma la sua esigenza di preghiera e meditazione lo portò lontano da Ravenna, a Montecassino, poi sul delta padano fino alle coste istriane, per ricondurlo infine al suo luogo d’elezione, gli Appennini. Tradizione vuole che il conte Maldolo d’Arezzo gli donasse un terreno nel versante nord orientale del Casentino, dove Romualdo nel 1012 costruì un piccolo Eremo e qualche anno dopo un ospitale per pellegrini ed eremiti. Da questo primo nucleo di Ca’ Maldoli nascerà poi il grande monastero. Alcune fonti storiche attestano la fondazione dell’eremo intorno al 1024 circa e fanno derivare il toponimo da Campus amabilis per la bellezza del sito e non dal conte Maldolo. Certo è che Romualdo qui si dedicò a penitenza e preghiera e visse in silenzio e povertà in una piccola cella. L’ultimo dei suoi viaggi lo portò nelle Marche, nei pressi di Fabriano, dove fondò il monastero di Val di Castro, la sua ultima casa. Romualdo morì nella sua cella il giorno 19 giugno 1027. Le sue spoglie si trovano nella Chiesa camaldolese di San Biagio a Fabriano.

RISERVA NATURALE DI SASSO FRATINO
La Riserva di Sasso Fratino è una Riserva Integrale Statale dal 1971 e Riserva Naturale Biogenetica, il cui accesso è interdetto se non per scopi scientifici a tutela della stessa riserva. È la prima riserva integrale istituita in Italia secondo la classificazione dell’Unione Internazionale Conservazionedella Natura. Sasso Fratino è protetta anche dalla sua posizione impervia e impenetrabile nel versante nord-est delle Foreste Casentinesi. Le fitte foreste di Sasso Fratino (764 ha) sono attraversate da crinali, affioramenti rocciosi di arenaria, segnate da torrenti e fiumiciattoli. In questo habitat incontaminato proliferano cinghiali, caprioli, daini e cervi, due specie che introdusse (reintrodusse nel caso del cervo) il Granduca Leopoldo II nel 1838, a scopi venatori.
Sono presenti in area: la donnola, il gatto selvatico, la martora, la puzzola e il tasso. Nell’area è recentemente ritornato il lupo, specie che aveva rischiato l’estinzione. Le ricerche scientifiche recenti hanno messo in luce la presenza di rari insetti, crostacei e molluschi, che indicano lo stato di salute e integrità dell’area, in cui prosperano anche anfibi rari come la salamandra pezzata, la salamandrina dagli occhiali e il geotritone italico. L’avifauna è altrettanto ricca di rapaci diurni, quali l’aquila reale, l’astore e il falco pecchiaiolo e di rapaci notturni: il gufo e il gufo reale. Fra le altre specie nidificanti vi sono: la balia e il merlo dal collare, il merlo acquaiolo, il ciuffolotto, il regolo, il luì bianco, il luì verde. Nel 1985 la Riserva è stata insignita del suo primo Diploma Europeo (diploma valido cinque anni, che la Riserva di Sasso Fratino ha sempre visto rinnovato, grazie ai positivi rapporti sulle condizioni della riserva). Un ambito riconoscimento, difficile da mantenere, che Sasso Fratino riesce a conservare grazie alla naturalità, alla biodiversità e all’alto grado di unicità del suo ecosistema.


SITI INTERNET D'APPROFONDIMENTO

www.camaldoli.it
www.romagnaescursioni.it

 
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Data: 16/12/2018
52 Domeniche in Romagna
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