52 Domeniche in Romagna
 
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ITINERARIO 14 (Ravenna)
 
MARE E PINETA SU DUE RUOTE
MARE E PINETA SU DUE RUOTE
Distanza: 36 km
Durata: mezza giornata
Periodo consigliato: da marzo a novembre
Partenza e arrivo: Marina di Ravenna

Per gli appassionati di mountain bike e per chi ama il mare e i paesaggi naturali di pianura, questo rappresenta uno degli itinerari più suggestivi della Romagna nella provincia di Ravenna.
Il percorso si svolge quasi interamente su stradelli e sentieri sterrati, vietati al traffico automobilistico. Punto di partenza e di arrivo è Marina di Ravenna, località affacciata sul Mare Adriatico che sta vivendo in questi ultimi anni una nuova giovinezza turistica, favorita da ampie spiagge e da numerosi locali per la vita notturna. In 36 km si attraversano alcuni degli ambienti naturali più importanti di questo territorio: la Piallassa della Baiona, la Pineta San Vitale, la Buca del Cavedone, la Bassa del Pirottolo. Si avrà la possibilità di osservare aironi, falchi di palude, picchi, tartarughe e altre specie animali che abitano le zone umide e i boschi di pianura. Una divertente alternativa al classico modo di vivere il mare, alla scoperta di piante e animali che vivono tra acqua e terraferma. La proposta è adatta a bambini e adulti e si svolge interamente su strade pianeggianti.
È consigliato in ogni caso l’utilizzo di una mountain bike.


DA NON PERDERE
Spiagge
Porto Turistico
Piallassa della Baiona
Buca del Cavedone
Ca’ Vecia
Oratorio Madonna del Pino
Bosco igrofilo
PERCORSO
PERCORSO
Capanno sul fiume Lamone
Il percorso cicloturistico attraversa alcuni dei luoghi più suggestivi di Marina di Ravenna, località della Riviera Romagnola che negli ultimi anni si è resa protagonista di un grande sviluppo.
In particolare, il suo porto turistico, in fase di ultimazione, è destinato a diventare uno degli approdi più importanti dell’alto Adriatico. Proprio in prossimità del porto si trova il punto di partenza del percorso: Piazzale Adriatico, parcheggio vicino al canale di accesso e a due passi dal faro. Si segue, quindi, il canale Candiano in direzione Ravenna per circa 200 metri e lo si attraversa, utilizzando il piccolo traghetto locale, per approdare a Porto Corsini.
Da qui si raggiunge la pineta costiera e la si percorre attraverso un sentiero sterrato, tenendo la linea di costa sulla destra in direzione Venezia. Giunti all’abitato di Marina Romea, la pineta termina. Si percorre viale Italia, la strada principale del piccolo paese litoraneo, fino a raggiungere via delle Valli, dove si effettua una svolta a sinistra.
Inizia qui una parte del percorso molto suggestiva: sulla destra, una lunga fila di capanni da pesca si affaccia sulla foce del fiume Lamone e, sulla sinistra, si estende la Piallassa della Baiona, una delle zone umide più importanti della Romagna.

Esempio di avifauna palustre locale
Il suo comprensorio comprende circa 1800 ettari di zone umide collegate al mare da un unico sbocco, il Canale Candiano. È una vera e propria laguna, che deve la sua origine alla costituzione di nuovi cordoni dunosi costieri, che hanno progressivamente isolato un braccio di mare.
Di grande importanza la popolazione di volatili tipici delle aree salmastre come l’airone, il cormorano, l’avocetta, il cavaliere d’Italia.
Prima di giungere alla S.S. Romea, si incontra un sentiero sulla sinistra all’altezza di un gruppo di case. Percorrendolo si entra all’interno della Pineta San Vitale, altro sito di importanza naturalistica, inserito nel perimetro del Parco del Delta del Po. L’antica pineta, le cui origini si fanno risalire intorno al XII secolo, si presenta come un vero e proprio bosco costiero, dove, accanto al pino domestico dalla chioma ad ombrello, crescono farnia, pioppo, frassino, leccio e molti arbusti che arricchiscono il sottobosco. La strada è sterrata ma facilmente percorribile e molto piacevole. Dopo un paio di chilometri si giunge alla Ca’ Vecia, una delle antiche "case delle aie" in cui si ammassavano le pigne in attesa di estrarne i pinoli. La struttura è oggi utilizzata come centro di visita ed ospita le case dei guardiani della pineta; all’esterno si trovano pannelli informativi su flora e fauna locale e indicazioni su percorsi più suggestivi per visitare l’area protetta. Si prosegue sul sentiero principale in direzione Parco 2 Giugno mantenendo la destra fino al Canale Fossatone.
Passato il ponticello in legno, il percorso prosegue diritto su quella che viene chiamata Carraia delle Felci.

Pineta di San Vitale
Dopo aver oltrepassato uno stretto canale si giunge a Ca’ Nova, altra costruzione tipica della pineta.
Dopo aver raggiunto lo scolo Canola si segue il corso d’acqua per circa 500 metri. A questo punto, si svolta a sinistra e si comincia il percorso di ritorno sul sentiero parallelo a quello di andata. Giunti al Fossatone, si percorre di nuovo il piccolo ponte e si svolta a destra proseguendo sull’argine del canale. Sul percorso si incontra l’Oratorio Madonna del Pino, una chiesetta immersa nella natura, dove ancora oggi si svolgono molti matrimoni dei ravennati, innamorati di questo parco. Dopo poche decine di metri si oltrepassa ancora una volta il canale, in direzione mare per circa 300 metri con il Fossatone sulla sinistra. Dal lato opposto si sfiora la Buca del Cavedone. I grandi esemtrezzature plari di pini domestici fanno da contorno a questa zona umida che, essendo isolata e protetta da un fitto cordone di arbusti, rappresenta un vero e proprio paradiso per la vita animale, in particolare per uccelli e anfibi.
Tra le specie che si possono osservare in questa area: la garzetta, la poiana e il falco di palude. Si prosegue quindi verso est, si svolta a sinistra e si oltrepassa nuovamente lo specchio d’acqua, giungendo al Capanno Buratelli.
Percorrendo per circa 200 metri la strada che si trova a destra, è possibile ammirare la zona umida del Chiaro del Comune. Tornati al nostro percorso, si imbocca la Carraia della Bedalassina e si prosegue per alcune centinaia di metri prima di svoltare su un sentiero a sinistra. Percorrendo questo stradello in direzione ovest si incontra la Bassa del Pirottolo, altro ambiente palustre caratterizzato per la presenza di ciuffi di cannucce acquatiche, che formano piccoli isolotti nel chiaro d’acqua. Si attraversa poi un tratto di bosco igrofilo con pioppi, frassini, farnie e un sottobosco ricco di pungitopo, prugnoli e sanguinelle. Il sentiero si inoltra nella pineta e in breve si arriva a Ca’ Vecia.
Da qui, il tragitto è lo stesso dell’andata: si raggiunge via delle Valli e via Italia, e, passati Marina Romea e Porto Corsini, si giunge al traghetto che porta a Marina di Ravenna.
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APPROFONDIMENTI

CAPANNO GARIBALDI
Il Parco del Delta del Po ospita un interessante monumento storico: il Capanno del Pontaccio, edificato come rifugio di caccia nel 1810. Il capanno è di piccole dimensioni, con una stalla per gli animali e una stanza, un focolare e una scaletta che conduce al solaio, ricoperto da un tetto spiovente.
Un semplice capanno, passato dal 1810 al 1867 sotto molteplici proprietari, che non si sarebbe conservato fino ad oggi se non fosse divenuto celebre per il passaggio di Giuseppe Garibaldi. Nell’estate del 1849, caduta la Repubblica Romana, Garibaldi fuggì, inseguito dagli Austriaci e, insieme alle Giubbe Rosse, s’imbarcò da Cesenatico per raggiungere Venezia. Intercettato dalle truppe austriache, cercò riparo a pochi km a nord di Ravenna. Era il 6 agosto del 1849 quando Garibaldi raggiunse il Capanno del Pontaccio, dove trascorse la notte insieme a Pietro e Francesco Sarti. Per 150 lire la Società dell’Unione Democratica acquistò il Capanno nel 1867, al fine di conservarlo e farne un monumento storico. Dopo che la Società dell’Unione Democratica si sciolse, alcuni membri dell’Unione insieme a coloro che avevano combattuto per la patria, costituirono, nel 1879, la Società Conservatrice del Capanno Garibaldi, tutt’ora esistente. Nel 1882, subito dopo l’approvazione del primo Statuto della Società Conservatrice, una piccola porzione del Capanno arse in un incendio e venne subito ricostruita fedelmente. Nel 1911 il Capanno subì un altro incendio doloso, provocato da mani ignote. I lavori di ricostruzione vennero affidati all’Ingegnere Giovanni Baldini, che ripristinò i locali in maniera fedele alla struttura originale. Dal 1975 ad oggi, la Società Conservatrice del Capanno Garibaldi e il Comune di Ravenna hanno apportato miglioramenti alla struttura, per preservarla dall’effetto erosivo delle acque e rendere il luogo più accessibile. Olivelle, pini e tamerici adornano le piazzole e il vialetto da cui si accede al Capanno Garibaldi, che conserva al suo interno alcuni ricordi garibaldini. Per visite didattiche, contattare la Società Conservatrice del Capanno Garibaldi: tel.0544.212006.


Lido Adriano
Lido Adriano nasce a metà degli anni Sessanta. Nell’area occupata oggi dalla località balneare, un tempo c’erano solo campi e paludi. Cominciarono a sorgere i primi edifici per opera del Conte Augusto Chiericati, imprenditore di antica famiglia vicentina, che insieme ad altri soci acquistò, dalla Federazione delle Cooperative di Ravenna, 320 ettari di quest’area sul litorale.
In questa zona sorge oggi il centro storico di Lido Adriano.
In poco tempo nacquero così i primi grandi complessi come il cosiddetto “Villaggio degli Svizzeri”, il Residence Adriatico e l’Hotel K2. Grazie agli sforzi della Bisanzio Beach che, con tutti i costi a suo carico, costruì un’intera città, il paese, alla fine degli anni Settanta, è divenuto a tutti gli effetti località balneare: furono attivati numerosi servizi sociali, istituita la Pro Loco e creata la parrocchia.
Per questo, Lido Adriano è il più giovane dei Lidi ravennati, dove si è sviluppato soprattutto il turismo in appartamento, quello di chi ama relax, comfort, belle spiagge ma anche divertimento.
Oggi, inoltre, Lido Adriano sta vivendo una nuova rinascita, sia dal punto di vista turistico che culturale. Da giugno a settembre, ad esempio, è sede dei corsi estivi di arte del mosaico organizzati dal CISIM, il Centro Internazionale di Studi per l’Insegnamento del Mosaico, frequentati ogni anno da allievi di tutto il mondo.


Punta Marina Terme
Punta Marina Terme conta oltre 40 stabilimenti balneari, che propongono atrezzature e iniziative sportive, dedicate al beach volley e beach tennis, e numerosi ristoranti di qualità.
Punta Marina Terme conta oggi tre campeggi, un villaggio turistico e numerosi hotels. Vanta anche un qualificato Centro Termale con vista sul mare, che, oltre agli impianti curativi per chi soffre di problemi respiratori e reumatici, offre un attrezzato Beauty Center all’insegna del benessere.
Nuoto, windsurf, vela, ciclismo, tennis, equitazione e un percorso natura in pineta rendono questa località adatta a chi ricerca una vacanza attiva, all’insegna dello sport e del benessere fisico.


Lido di Dante
Lido di Dante è il più piccolo e tranquillo dei Lidi ravennati, si raggiunge dalla S.S. 16 in corrispondenza degli scavi archeologici del porto di Classe. È situato fra la foce dei Fiumi Uniti e la Pineta di Classe e dista circa 12 km da Ravenna. Il lido conta poco più di 300 abitanti. Legambiente ha inserito tra le 11 spiagge più belle d'Italia la Bassona, spiaggia lunga 3 km vicino a Lido di Dante, in cui è consentito anche praticare il naturismo. Nel tratto di costa a nord dell'abitato, fino alla foce dei Fiumi Uniti, è consentito inoltre l'accesso ai cani. Nonostante le ridotte dimensioni, Lido di Dante offre diverse possibilità di alloggio e svago: appartamenti e villette, un’area camper, due campeggi, ristoranti, bar, alimentari e negozi sono a disposizione dei turisti.
II lido è collegato al vicino Lido Adriano attraverso il Ponte Bailey.

MARANGONE MINORE
Il volatile è appartenente all’ordine dei "pelecaniformi", alla famiglia dei "phalacrocoracidae", alla specie "marangone minore", nome scientifico Phalacrocorax Pygmeus. È un uccello definito migratore parziale, nidifica in Italia tra cespugli di paludi costruendo rozzi nidi. Può raggiungere i 55 cm di lunghezza con un’apertura alare di 90 cm. Presenta becco lungo e livrea scura. È riconoscibile dal Cormorano per le ridotte dimensioni e per il collo più corto.
Le aree vocate per la nidificazione della specie sono costituite da zone umide d’acqua dolce con densa vegetazione palustre e ricche di pesci. Vive libero in natura, in Eurasia, ed Africa del nord, in Italia ci sono poche coppie che nidificano, nella zona del delta del Po, che rappresenta anche il suo habitat naturale. Preferisce infatti acque interne comprese tra fiumi e paludi. La nidificazione in Italia è stata accertata per la prima volta nel 1981 a Punte Alberete (RA).
La specie è presente regolarmente (sebbene molto rara) nelle zone umide costiere dell’Emilia-Romagna anche come svernante e migratrice.
Il marangone minore è inserito nell’elenco delle specie particolarmente protette e, pertanto, è specie che gode di una particolare tutela su tutto il territorio nazionale.


SITI INTERNET D'APPROFONDIMENTO

www.marinadiravenna.org
www.parcodeltapo.it

 
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Data: 16/12/2018
52 Domeniche in Romagna
Emilia Romagna - Terra con l'anima
 
Editore Guida
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