52 Domeniche in Romagna
 
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ITINERARIO 25 (Faenza)
 
CRISTALLI NELLA VENA DEL GESSO
CRISTALLI NELLA VENA DEL GESSO
CARTA ESCURSIONISTICA CONSIGLIATA:
SENTIERI SULLA VENA DEL GESSO 1:25000

Distanza: 5 km
Durata: mezza giornata
Periodo consigliato: da marzo ad ottobre
Partenza e arrivo: Santuario di Monte Mauro
DIFFICOLTÀ ELEVATA

Cristalli di gesso, profondi dirupi, piante mediterranee, rocce che affiorano dalla vegetazione rigogliosa: la Vena del Gesso Romagnola rappresenta un paesaggio naturalistico dalle mille sorprese. Camminando in queste zone, alle pendici del Monte Mauro, si può godere di un panorama mozzafiato che spazia dalla pianura romagnola, alle colline e agli Appennini. Il percorso è breve, 5 km ad anello attorno al monte, e permette di toccare con mano le caratteristiche della formazione geologica: prima il versante sud-ovest, scosceso, formato da rupi, pareti di roccia quasi perpendicolari, un clima arido con vegetazione mediterranea arbustiva. Poi, a pochi metri, il versante nord-est, umido, fresco, meno scosceso, completamente ricoperto da boschi e felci. L’itinerario non presenta grandi dislivelli; è sconsigliato tuttavia percorrerlo con dei bambini e si raccomanda la massima attenzione nella prima parte, in cui si incontrano tratti scivolosi, più impegnativi da affrontare. La fatica sarà, però, ripagata dalla vista delle suggestive formazioni di gesso, dalle forme insolite e sorprendenti.

DA NON PERDERE
Grotta di Monte Mauro
Santuario di Monte Mauro
Rupi di gesso
Erbe e piante mediterranee
Formazioni calanchive
PERCORSO
PERCORSO
Panoramica sulla Vena del Gesso
Per raggiungere il punto di partenza del percorso escursionistico, provenendo da Riolo Terme, prima di cominciare la salita per il Monticino verso Brisighella, occorre prendere la strada per Zattaglia e svoltare a destra seguendo l’indicazione per il Santuario di Monte Mauro. Dopo aver percorso circa 4 km, al bivio si svolta a destra e si prosegue su strada sterrata fino a raggiungere un crocevia di sentieri. Si lascia l’automobile e si continua a piedi in un piccolo sentiero sulla destra, segnato (biancorosso) con indicazione in legno “Madonnina”. Si percorre un giro ad anello attorno alla vetta di Monte Mauro, una delle zone più spettacolari della Vena del Gesso Romagnola.
Dopo poche decine di metri in salita si raggiunge una grotta: all’interno della cavità, di fronte alla statua della Madonna, è stato allestito un piccolo altare in legno. Il sentiero continua in salita e alterna tratti di vegetazione e piccoli pianori di pietra.
Dopo pochi minuti si esce sul piazzale del Santuario di Monte Mauro. La pieve si trova poco sotto la cima del monte. Il primo documento in cui si ricorda la Pieve di Santa Maria in Tiberiaco risale al 932, in un atto di Onesto Abate del monastero ravennate di S.Giovanni e Barbaziano. Non è ancora accertato se la pieve, recentemente ristrutturata, fosse all'interno delle mura del Castello di Monte Mauro, di cui non rimane altro se non alcuni sporadici resti tra le rocce in cima alla rupe. Il castello andava a sfruttare la situazione morfologica particolarmente favorevole della vetta più alta e scoscesa della Vena del Gesso Romagnola, ma visse una lunga e inesorabile decadenza, tanto che, già nel 1835, era rimasto solo l’antico torrione.
Dal piazzale alcuni cartelli segnaletici indicano il percorso da seguire. La prima parte è certamente la più spettacolare ma anche la più impegnativa: la traccia corre in nervosi saliscendi lungo le pareti inclinate di roccia, vicino ai pochi resti del castello.

Ampio panorama della vetta di Monte Mauro
Occorre fare attenzione al dirupo che scende ripido sulla destra, ma il tratto è breve e offre un paesaggio importante. Si cammina su roccia fatta di cristalli di gesso, che a tratti creano formazioni davvero bizzarre: in corrispondenza di una ripida discesa, sulla sinistra, si procede accostati, seguendo un’onda di roccia della lunghezza di una decina di metri. Questa zona racconta la storia geologica complessa e importante della Vena del Gesso Romagnola. Sulla sinistra si sfiora la vetta in sasso di Monte Mauro. Il terreno in questo tratto è brullo, fatto di roccia ed esposto a sudovest.
Le piante come la ginestra, la vitalba, il ginepro, l’artemisia e il timo crescono negli spazi lasciati liberi dal gesso e nei mesi primaverili emanano profumi mediterranei. Dopo alcuni tratti davvero spettacolari, il sentiero gira attorno al monte e lascia la rupe per immergersi nel versante nord-est, ricco di boschi.
Mentre il versante sudovest della Vena del Gesso Romagnola è rupicolo e arido, infatti, quello opposto è boschivo e umido. La traccia si allarga ed in pochi metri cambia l’ambiente, entrando in un’area alberata fatta di querce, frassini, sorbi, roverelle. Cambiano totalmente anche il clima, che diventa umido, e la temperatura, che si fa fresca. Si continua a scendere, fino a incrociare un sentiero a destra.
Si prosegue quindi sulla sinistra, in un’area ricca di felci, fino a una strada sterrata, dove si svolta a sinistra e si prosegue fino ad un altro incrocio. Si incontra qui la Corolla delle Ginestre, un itinerario di circa 70 km attraverso le colline tra Brisighella, Casola Valsenio e Riolo Terme.
Per la restante parte del percorso, si seguono le indicazioni in legno. Si continua su strada sterrata e sulla destra si apre un panorama su una bella vallata calanchiva, tipica di questa area delle colline tra Faenza e Castelbolognese.
Passato un casolare si incontra un bivio, in cui si tiene la sinistra per chiudere il nostro percorso ad anello.
Ai bordi della strada i cristalli di gesso luccicano e piccoli cucuzzoli privi di vegetazione si alternano a foresta rigogliosa.
Dopo circa 1 km di salita si vede sulla sinistra il campanile del Santuario di Monte Mauro e si incrocia la sterrata che sale fino all’edificio religioso. Si prosegue a destra e dopo pochi minuti si raggiunge l’automobile.
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APPROFONDIMENTI

LA VENA DEL GESSO
La formazione gessoso-solfifera della Vena del Gesso corre lunga e stretta sul crinale appenninico, tra le Valli del Sillaro e del Marecchia e particolarmente suggestivo è lo scoglio di gesso che emerge nelle zone vicino a Tossignano. Si caratterizza per la presenza di rupi gessose, rocce evaporitiche e depositi di cristalli, formatisi a causa della compressione delle masse della crosta terrestre nel corso dei millenni.
Questo particolare fenomeno geologico e mineralogico origina un paesaggio molto suggestivo. Le specie arboree tipiche della Vena del Gesso sono: il carpino nero, la roverella, il salice, il pioppo, il pruno. Vicino alle rupi gessose crescono la rosa canina, il biancospino, la ginestra, il trifoglio, la felce, il timo e l’origano: una vegetazione particolare che tende alla macchia mediterranea. In questa zona nidificano il barbagianni, la civetta, la cornacchia, la gazza, la ghiandaia, il gufo reale, il fagiano, il merlo e l’upupa. Si incontrano diversi rettili, fra cui la vipera, il biacco e l’elaphe, e, nelle zone dove la vegetazione è più fitta, caprioli, volpi, cinghiali, tassi, scoiattoli, donnole e istrici.

CASTELLO DI MONTE MAURO
Il Castello di Monte Mauro sorge in un punto alto e scosceso della Vena del Gesso, su un sito più antico di probabile origine bizantina, e fu edificato per motivi di ordine difensivo e per controllare la valle del Sintria. La prima attestazione storica risale al 953 d.C.; il castrum viene poi citato in un documento di enfiteusi del 1055 d.C. In tale epoca il castello era denominato Montismaioris, probabilmente per la sua collocazione. Nel XIII secolo il sito prende il nome di Mons Mauri. Il Castello fu aspramente conteso tra gli imolesi e i faentini e passò alla fine del secolo alla Santa Sede, ma il casato più legato alla sua storia è quello dei Manfredi di Faenza, che lo acquistarono nel 1309. Con i Manfredi il Castello visse la sua epoca d’oro per oltre un secolo, fino a che non attrasse le mire dei Visconti di Milano a cavallo dei secoli XIV e XV. Nel 1470 il Castello di Monte Mauro venne conquistato da Galeazzo Maria Sforza, padre di Caterina Sforza e nel 1500 dal Valentino Cesare Borgia, che secondo le cronache faentine ne distrusse gran parte. Tra il 1503 e il 1506 Monte Mauro e la stessa Faenza passarono in mano ai Veneziani, da cui poi i Vespignani di Brisighella acquistarono il Castello per salvarlo dalla rovina. Ma ormai la struttura era fortemente compromessa (come testimoniano alcune fonti del 1600) e a ciò si aggiunse l’occupazione di un gruppo di banditi, che richiese l’intervento armato del Legato di Romagna. Il castello rimase in possesso dei Vespignani sino al XVII secolo. Il declino di Monte Mauro si compie inesorabilmente nel 1835, quando crolla l’antica torre, ultimo baluardo del castello. Attualmente sono visibili i ruderi della cinta muraria poligonale, che poggia sul banco affiorante della Vena del Gesso, una torre, una cisterna e paramenti murari di ambienti a incerta destinazione.


SITI INTERNET D'APPROFONDIMENTO

www.venadelgesso.org
www.terredifaenza.it

 
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Data: 16/12/2018
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