52 Domeniche in Romagna
 
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ITINERARIO 27 (Ravenna)
 
LA LUNGA LOTTA PER LA BONIFICA
LA LUNGA LOTTA PER LA BONIFICA
Distanza: 55 km
Durata: una giornata
Periodo consigliato: da aprile a ottobre
Partenza e arrivo: Alfonsine

Pedalare oggi in queste terre di pianura costellate da canali, chiuse idrovore ed un tempo completamente sommerse da paludi è davvero una bella sensazione. Queste zone raccontano di una storia di battaglie tra l’acqua e l’uomo nella disputa di questa spianata contesa tra le province di Ferrara e Ravenna.
Lotta ancora viva se si pensa alle ondate di piena che minacciano in certi periodi questi centri abitati. In tutto questo si è sviluppato un paesaggio naturale di prim’ordine, le Valli di Argenta, Campotto e Vallesanta. Il territorio pensato come cassa di espansione per prevenire alluvioni, non è mai più stato prosciugato e ora è un’oasi di grande pregio per la conservazione di specie di animali e piante del territorio palustre. Il tragitto, completamente pianeggiante, toccherà alcuni dei punti più importanti di queste zone come l’idrovora Sairino e quella di Vallesanta, e correrà sul confine della riserva naturale inserita nel Parco Regionale del Delta del Po, dando la possibilità di osservare un’oasi di grande interesse naturalistico inserita in un’area fortemente antropizzata e a vocazione agricola. Il risultato dell’opposizione delle leggi della natura a quelle dell’uomo ha dato vita a paesaggi affascinanti, al confine tra terra e acqua.


DA NON PERDERE
Oasi di Alfonsine
Centro di Argenta
Museo della Bonifica
Museo delle Valli
Idrovora Vallesanta
Piazzetta Guareschi
PERCORSO
PERCORSO
Museo delle Valli di Campotto
Da Alfonsine1, cittadina posta sulla S.S. Adriatica a circa 20 km da Ravenna, in via Raspona, seguiamo le indicazioni per Anita. La strada corre diritta su terreni oggi coltivati ma un tempo sommersi dalle paludi. Giunti al Santuario della Madonna dei Boschi, prima di valicare il fiume Reno, si svolta a sinistra su una bella carraia sterrata. Lo stradello segue l’argine del fiume, in un bell’ambiente privo di traffico, fino a giungere ad una strada asfaltata. Sulla sinistra troviamo una piccola chiusa e l’Oasi di protezione del Canale Mulini di Alfonsine. Questa area protetta occupa l'alveo abbandonato del canale e si caratterizza per la presenza di un bosco di sanguinelli, salici e pioppi bianchi e qualche olmo. La strada prosegue lungo il piccolo canale e si collega nuovamente alla S.S. 16 all’altezza di Taglio Corelli.
Qui si svolta a destra e si continua in direzione di Argenta fino a giungere ad un incrocio: si svolta a destra seguendo la strada, si oltrepassa il fiume Reno e si giunge a San Biagio.
Da qui si prosegue e in 4 km si giunge ad Argenta, cittadina della provincia di Ferrara. Sarà interessante una visita al centro storico della città. La Chiesa di San Lorenzo e il vicino Convento dei Cappuccini, datati 1556, conservano ancora intatta la loro struttura originaria.
Da ricordare la Pieve di San Domenico, dove oggi ha sede l’omonimo Museo civico e il Duomo San Nicolò, consacrato nel 1122, che si affaccia su Piazza Mazzini. Poco prima di uscire dall’abitato si svolta a sinistra seguendo i cartelli che indicano le Valli di Campotto e il Museo della Bonifica.

Monumento al ranocchio a Conselice
Oltrepassato il ponte sul Canale Botte svoltiamo a destra su una sterrata che conduce all’impianto idrovoro di Saiarino. L’impianto, ancora funzionante per prevenire gli effetti delle grandi piene, è oggi anche un museo dedicato alla lunga lotta che l’uomo ha condotto in questi territori per bonificare le pianure invase dalle acque. La mostra permanente, permette di vedere dal vivo l’impianto dell’idrovora e una sezione dentro l’edificio della Chiavica Emissaria. Inoltre, offre informazioni, video e oggetti che raccontano le tecniche utilizzate negli anni per bonificare questi terreni di pianura. Lasciato l’impianto, si ripercorre la strada sull’argine del Canale Botte e si svolta a destra oltrepassando il Canale Lorgana. Dopo poche decine di metri incontriamo sulla sinistra la Pieve di San Giorgio.
L’edificio sacro si trova all’interno di un bel bosco ed è stato fondato nel 569. La chiesa è la più antica della provincia di Ferrara: all'interno si possono ammirare l'altare bizantino e tracce di pittura del XII secolo.
Ripreso il percorso, dopo pochi chilometri, si raggiunge il Museo delle Valli di Campotto. Il grande edificio rossastro, oltre che museo e sede didattica, è una delle porte di accesso alle valli. L’area è inserita all’interno del Parco Regionale del Delta del Po e rappresenta un vero e proprio paradiso naturale per le specie di uccelli e piante che popolano i territori palustri.
Queste aree parzialmente allagate sono in realtà un’invenzione dell’uomo che in passato ha creato le casse di espansione per far fronte alle ondate di piena.

Pieve di San Giorgio ad Argenta
Il territorio è infatti ricco di corsi d’acqua e canali (Idice, Quaderna, Sillaro, Lorgana, Della Botte, Menata e Garda) che ancora oggi, nei periodi di piena, costituiscono un problema per l’agricoltura e una minaccia per le città.
Da qui partono una serie di percorsi a piedi e in bicicletta ma l’accesso è consentito solo se accompagnati da una guida locale autorizzata.
In questi luoghi svernano la folaga, il germano reale, la canapiglia, la nitticora il cormorano e nidificano specie importanti come il tarabuso, il falco di palude e l’airone rosso.
Ripresa la strada in direzione di Campotto, prima di giungere all’abitato si svolta a sinistra in direzione Vallesanta. Un viale rettilineo conduce ad una seconda porta d’accesso al parco.
Da qui, dove si trovano anche un altro impianto idrovoro ancora funzionante e un piccolo ristorante, è possibile noleggiare biciclette.
Oltrepassato il ristorante si svolta a destra per raggiungere Campotto dove proseguiamo verso sinistra seguendo le indicazioni per Conselice. La strada di campagna prosegue proprio sul confine tra le province di Ferrara e Ravenna. Giunti ad un bivio si svolta a sinistra.
A Conselice è da visitare la singolare Piazzetta Guareschi, dipinta con murales che ricordano la difficile convivenza tra uomo e acqua in questi territori.
La leggenda vuole che questo paese sia stato fondato dai Romani e che avesse un’importanza strategica come porto commerciale tra Imola e Venezia. Si prosegue per Lavezzola e poi si gira a destra per Giovecca.
Al bivio successivo si continua diritto per Passogatto e poi Voltana fino a giungere alla S.S. 16.
Da qui si svolta a destra in direzione di Alfonsine e si prosegue per circa 3 km fino al successivo incrocio.
Si gira a destra per il Boschetto dei Tre Canali, altra Oasi naturalistica di Alfonsine. Cannucce di palude, farnie e pioppi ricoprono questa piccola riserva stretta, come sottolinea il suo nome, fra tre canali artificiali.
Proseguendo per questa strada secondaria in meno di 5 km si giunge nuovamente ad Alfonsine, ultima tappa dell’itinerario.
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APPROFONDIMENTI

GLI SCARIOLANTI
Gli Scariolanti erano braccianti, che con piccole cariole colme di terra lavorarono alla bonifica di territori malsani, ricoperti dall’acqua. Là dove regnava la malaria gli Scariolanti lavorarono per oltre sei secoli trasformando le terre paludose in terre produttive e salubri, modificando la geografia e il paesaggio di un territorio vastissimo della Romagna.
Nel novembre del 1884, 302 Scariolanti romagnoli partirono col treno da Ravenna alla volta del Lazio cantando una canzone anonima del 1880.
La canzone degli Scariolanti: A mezzanotte in punto / si sente un grande rumor sono gli scariolanti lerì lerà / che vengono al lavor. / Volta, rivolta e torna a rivoltar / noi siam gli scariolanti lerì lerà / che vanno a lavorar. / A mezzanotte in punto / si sente una tromba suonar/ sono gli scariolanti lerì lerà / che vanno a lavorar / Volta, rivolta e torna a rivoltar / noi siam gli scariolanti lerì lerà / che vanno a lavorar / Gli scariolanti belli son tutti ingannator / vanno a ingannar la bionda lerì lerà per un bacin d’amor. / Volta, rivolta e torna a rivoltar / noi siam gli scariolanti lerì lerà che vanno a lavorar. E di nuovo cantando questa canzone, in sette anni, bonificarono 3000 ettari di terreno, dall’Agro Pontino all’Agro Romano. Gli Scariolanti sono il simbolo del lavoro e della fatica quotidiana dell’uomo, che, con scarsi mezzi, è riuscito a modificare il volto di una terra e a rendere fertile ciò che un giorno fu malsano per l’uomo. Conselice ha dedicato al lavoro di questi e delle mondine un monumento.

CAMPOTTO E VALLE SANTA
La fascia litoranea nei pressi delle foci dei fiumi era anticamente ricoperta da acquitrini di acqua dolce e paludi di acqua salmastra, fu quindi oggetto di grandi lavori di bonifica fino al XIX secolo. Nel 1813 la zona racchiusa tra il Reno e il Po di Primaro, nei pressi di Argenta, venne bonificata per colmata, innalzando il livello del suolo a circa 9 metri sul livello del mare con detriti e sedimenti fluviali dell’Idice e del Quaderna, secondo quanto stabilito da un decreto napoleonico. I lavori di bonifica continuarono con idrovore a vapore e il completamento degli impianti fu inaugurato da Re Vittorio Emanuele III. La cassa di colmata così originata permette di raccogliere le acque delle piene per poi regolarne il deflusso nelle terre attigue e garantirne l’irrigazione.
Nasce così l’Oasi di Campotto-Bassarone, Valle Santa e il bosco idrofilo di Traversante. Si tratta di una delle poche zone umide superstiti, trasformata nel 1977 in Oasi protetta per il suo grande valore ambientale. L’Oasi si estende su una superficie di 1624 ettari e ospita il raro airone bianco, rosso e cenerino, la garzetta, la nitticora e lo svasso maggiore. L’Oasi ospita una delle garzaie più ricche in Italia e vi nidifica il non comune cormorano. La fauna ittica autoctona consta di anguille, lucci e tinche, ma le acque dell’Oasi brulicano anche di carassi, carpe, pesci gatto e pesci siluro. Sono presenti: anatre tuffatrici, folaghe, pittime, avocette, cavalieri d’Italia, germani reale, colombelle e colombacci e il raro falco di palude. La zona è abitata da anfibi e rettili come rane, rospi, raganelle, tartarughe e bisce.
L’unico ospite indesiderato è la nutria, pericolosa per l’integrità di laminati, ninfee e canneti, indispensabili per la nidificazione di numerose specie di uccelli. Tra Campotto e Valle Santa si trova il bosco idrofilo di Traversante, caratterizzato dalla presenza di olmi, pioppi bianchi, frassini, salici, sanguinelli e farnie. Sulle acque tra i tifeti e i cannucceti fioriscono ninfee e genziane, gigli e giunchi. L’Oasi ospita anche il Museo e Centro di Documentazione Storico Naturalistico delle Valli d’Argenta presso il Casino di Campotto e l’interessante Museo della Bonifica presso l’Idrovora Salarino (tuttora funzionante).
Per informazioni: tel. 0532.808058.


SITI INTERNET D'APPROFONDIMENTO

www.comune.alfonsine.ra.it
www.comune.argenta.fe.it
www.comune.argenta.fe.it
www.parcodeltapo.it
www.romagnadeste.it
www.racine.ra.it/ravennaintorno
www.comune.conselice.ra.it

 
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Data: 16/12/2018
52 Domeniche in Romagna
Emilia Romagna - Terra con l'anima
 
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