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ITINERARIO 38 (Rimini)
RIMINI, NON SOLO MARE
Distanza: 4 km Durata: mezza giornata Periodo consigliato: da settembre a marzo Partenza e arrivo: Arco d’Augusto, Borgo di S. Giuliano
A Rimini si deve venire d’inverno, perché il clima non è mai aspro, e passeggiare a piedi, ritrovando i luoghi delle migliori epoche storiche. Allora la città si svelerà per quel che realmente è: una città antica, prima di essere la città della modernità, una città del passato, prima di essere quella dei trend avveniristici, insomma una città tutta da scoprire, possibilmente a piedi o in bicicletta. L’itinerario si snoda sulla pianta di Ariminum, colonia romana dal 268 a.C. lambita a nord e a sud dai fiumi Marecchia ed Ausa e suddivisa in 4 quadranti dalle direttrici viarie principali, Cardo e Decumano, che si intersecano proprio nel cuore della vita dell’urbe: il foro. Oggi quell’asse viario è costituito da Corso d’Augusto e dalle vie Garibaldi e IV Novembre, alle cui estremità ci sono quattro punti chiave della città: l’Arco d’Augusto, il Ponte di Tiberio, Porta Montanara e la Stazione Ferroviaria; mentre l’antico foro romano, che ospitò Giulio Cesare di ritorno dalla Gallia, dal 1946 ha preso il nome di Piazza Tre Martiri. A Rimini si passeggia tra passato e presente e l’atmosfera che si respira nel centro storico è affascinante.
DA NON PERDERE Tempio Malatestiano Museo della città Vecchia Pescheria Piazza Cavour Chiesa di Sant’Agostino Castel Sismondo Ponte di Tiberio Borgo San Giuliano |
PERCORSO
Arco d’Augusto a Rimini |
La partenza della passeggiata nel centro di Rimini è dal Largo Augusto, sito in cui sorge l’omonimo arco. Si può parcheggiare lì a fianco, sotto la cinta muraria. Il luogo è certamente meritevole di una sosta perché questo è il più antico arco conservato nell’Italia settentrionale. Fu costruito nel 27 a.C. come porta onoraria, voluto dal senato di Roma per celebrare Ottaviano Augusto, così come cita l’iscrizione posta sopra l’arcata. La costruzione originaria era sormontata da un attico che si completava con la statua dell’imperatore a cavallo o alla guida di una quadriga, ma di essa non rimane traccia. Nel Medioevo venne rifinito con la merlatura ancora oggi presente. Inoltrandosi lungo Corso d’Augusto si raggiunge Piazza Tre Martiri che ricalca, nella sua forma ovale, parte del foro di Ariminum e commemora nel suo nome moderno i tre martiri partigiani ivi impiccati il 16 agosto del ’44. |
Statua di Papa Paolo V |
Qui, sulla destra, troviamo il bel Tempietto di Sant’ Antonio da Padova eretto a ricordo del miracolo che, nel XIII sec., rese una mula devota all’ostia consacrata. Ricostruito nel XVII sec. ha mutato l’aspetto per i vari restauri. Dietro il tempietto, i Minimi di San Francesco di Paola fondarono agli inizi del Seicento un luogo di culto, riedificato nel 1729. Qui dal 1963 sorge la bella Chiesa dei Paolotti. Sempre sulla destra, proprio nel mezzo della strada, sorge un cippo cinquecentesco che ricorda il discorso di Cesare alle legioni dopo il passaggio del Rubicone. In sua memoria la piazza, che già ne portò il nome, ospita una statua bronzea, copia dell’originale romano che fu donato nel ’33 alla città da Benito Mussolini. Sempre su quel lato della piazza si trova la Torre dell’Orologio (l’isolato è del 1547) con quadrante orario, calendario, movimenti zodiacali e fasi lunari. |
Ponte di Tiberio a Rimini |
Dal cippo, si diparte via IV Novembre. Percorrendola, dopo circa 300 metri, sulla destra, si può ammirare la bianca struttura monumentale del Tempio Malatestiano, da visitare con calma. Usciti dal tempio si può tornare verso la piazza e proseguire la visita di Corso d’Augusto, detta ‘la vasca’. In questa zona si trovano anche i migliori negozi della città e si può dedicare un po’ di tempo allo shopping, oppure percorrere via Tempio Malatestiano fino a Piazza Ferrari, diventata un’importante area archeologica dal 1989, quando venne scoperto un sito che si sviluppa dall’età romana al Medioevo. Lo scavo, tuttora in corso, ha messo in luce la Domus del chirurgo, risalente alla seconda metà del II sec. d.C. Prestigiosi mosaici e vivaci affreschi descrivono la residenza ad uso privato e professionale del proprietario. Fra i ritrovamenti, un ricchissimo corredo chirurgico ora esposto nel vicino Museo della Città. Il sito, vista l’importanza archeologica, è al centro di un progetto di musealizzazione. |
Murales nel Borgo S. Giovanni |
Prestigiosi mosaici e vivaci affreschi descrivono la residenza ad uso privato e professionale del proprietario. Fra i ritrovamenti, un ricchissimo corredo chirurgico ora esposto nel vicino Museo della Città. Il sito, vista l’importanza archeologica, è al centro di un progetto di musealizzazione. Di fronte alla domus sorge la Chiesa del Suffragio collegata al settecentesco Collegio dei Gesuiti, oggi sede del Museo della Città, che custodisce le testimonianze antiche e moderne del patrimonio storico-artistico locale. Da non perdere le sculture di Arnaldo Pomodoro e i capolavori della Scuola Riminese del ‘300. Lasciandosi alle spalle il museo, si attraversa di nuovo Piazza Ferrari per imboccare, a destra, via Gambalunga, dove sorge l’omonimo palazzo (il primo sulla sinistra) che ospita la biblioteca del ’600, in cui sono custoditi preziosi manoscritti. Proseguendo, si giunge in Piazza Cavour, di origine forse tardo romana, che assunse un ruolo primario dal Medioevo. |
Castel Sismondo a Rimini, detto anche Rocca Malatestiana |
Il Palazzo dell’Arengo (1204), sotto il cui portico si amministrava la giustizia, offre alla vista i più antichi archi gotici dell’Emilia Romagna. Al suo fianco, la residenza trecentesca del Podestà, con ingresso sul lato corto sottolineato dall’arco con simboli malatestiani. Dalla stessa parte della piazza sorge Palazzo Garampi (1500), ora residenza comunale. Sul lato monte della piazza, mostra il volto neoclassico il Teatro Amintore Galli, realizzato fra il 1843 ed il 1856 da Luigi Poletti ed inaugurato nel 1857. Gravemente danneggiato dai bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale, oggi rimane solo la facciata con il ridotto, sede di mostre d’arte. |
Piazza Tre Martiri a Rimini |
Una sorsata d’acqua fresca a questo punto è d’obbligo: come i riminesi amano fare, si può bere direttamente da una delle 15 cannelle della Fontana della Pigna. Come testimonia una targa marmorea, anche Leonardo da Vinci, al suo passaggio a Rimini nel 1502, si incantò davanti all’armonia delle diverse cadute d’acqua. Al centro della piazza si erge, dal 1614, la Statua del Papa Paolo V, voluta dai riminesi come segno di deferenza della città verso il Pontefice. Affacciata al lato opposto dei palazzi comunali sorge invece la Vecchia Pescheria con i tipici banchi di marmo, oggi sede di mostre e di mercatini. Eretta nel 1747 su progetto di Francesco Buonamici, con i vicoletti e le piccole piazze vicine rifletteva, fino ad una cinquantina d’anni fa, l’importanza della pesca nell’economia della città. |
Vecchia Pescheria a Rimini |
Qui attorno, nelle osterie e nei locali di moda, si consiglia una sosta per l’aperitivo in piazzetta, appuntamento d’obbligo fra i giovani della “movida” riminese. Oltrepassando Piazza Cavour si entra direttamente in Piazza Malatesta, sito su cui sorge la Rocca Malatestiana, detta Castel Sismondo. I lavori per la residenza-fortezza di Sigismondo Malatesta iniziarono nel 1437 per durare circa 15 anni. In origine presentava torri, mura di cinta e un ampio fossato, oggi ne rimane solo il nucleo centrale, prestigiosa sede di eventi culturali. Per concludere in bellezza il nostro itinerario, occorre tornare in Piazza Cavour e terminare il Corso d’Augusto fino a raggiungere il Ponte di Tiberio che fu iniziato per volere di Augusto nel 14 d.C. ed ultimato durante il regno del suo successore Tiberio nel 21 d.C. Entrambi gli imperatori trovano memoria in due epigrafi, identiche, poste sui lati interni delle sponde. In bianca pietra d’Istria, il manufatto romano sul fiume Marecchia si distende per cinque ampie arcate collegando la città con il Borgo di San Giuliano, vecchio borgo marinaro, oggi quartiere di recuperi edilizi, pregevoli murales, osterie e ristoranti di pesce. La passeggiata nel suo cuore pulsante, specialmente all’ora del tramonto, rende partecipi della vita dei borghigiani. Impossibile restare indifferenti a voci, odori ed atmosfere che escono da queste piccole case dai colori sgargianti attraverso le finestre lasciate aperte su vicoli e piazzette. Dopo la lunga camminata alla scoperta della città, questo traguardo non è scelto a caso: la cena a base di pesce in uno dei locali caratteristici del borgo contribuirà a rendere indimenticabile la vostra giornata a Rimini e la passeggiata di ritorno lungo il corso sarà un salutare e consigliato digestivo prima di riprendere l’auto. |
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APPROFONDIMENTI
• TEMPIO MALATESTIANO
Il Tempio Malatestiano è Chiesa Cattedrale di Rimini dal 1809. La sua è una storia lunga e tormentata da modifiche e distruzioni. All’origine (XI sec.) fu una chiesa benedettina ed in seguito francescana finché, alla metà del ‘400, Sigismondo Pandolfo Malatesta la “ricoprì” con le forme rinascimentali che ancora oggi la caratterizzano e la rendono un edificio simbolo dell’Umanesimo. La costruzione, come recitano l’iscrizione che corre lungo la facciata e le due iscrizioni greche sui fianchi, fu dedicata da Sigismondo a Dio e alla città ed appare, all’occhio del visitatore, palesemente incompiuta, sia all’esterno che all’interno. I lavori furono interrotti per i sopravvenuti contrasti fra Sigismondo ed il Papa, Pio II. L’esterno, opera di Leon Battista Alberti, è ispirato all’architettura della romanità imperiale; l’interno è caratterizzato da un’unica navata con 8 cappelle laterali simmetriche ed un’ampia abside. Il progetto dell’Alberti non ci è giunto, ma possiamo avere un’idea di come avrebbe dovuto essere l’edificio compiuto, attraverso una medaglia realizzata da Matteo de’ Pasti. Vi compare la grande cupola che avrebbe dovuto concludere la navata. Nell’abside si può ammirare un grande crocifisso su tavola, opera di Giotto del 1299 e, nell’attigua cappella di sinistra il San Francesco che riceve le stimmate opera di Giorgio Vasari del 1548. Altro significativo capolavoro è il San Sigismondo venerato da Sigismondo Pandolfo Malatesta di Piero della Francesca. Tutte le opere di scultura del tempio sono di Agostino di Duccio, l’assetto architettonico di Matteo de Pasti, miniatore sovrintendente di Sigismondo. Dal 2002 la cattedrale è stata insignita del titolo di Basilica. |
• LA RIMINI DI FELLINI
Il figlio più grande della città è senza dubbio Federico Fellini: il suo cinema è edificato per la maggior parte su memorie dell’infanzia e della giovinezza riminesi. Una Rimini sempre costruita “altrove”, vuoi sul Lido di Ostia o negli studi di Cinecittà, ma con la quale il Maestro ha mantenuto grandi legami affettivi, tant’è vero che ha chiesto di riposarvi per sempre. E proprio all’ingresso del cimitero si trova il monumento funebre che Arnaldo Pomodoro ha ideato per il regista e per Giulietta Masina: una grande prua rivolta al cielo, che evoca il leggendario Rex di Amarcord. L’itinerario nella Rimini felliniana parte proprio da qui, per proseguire verso luoghi, forse già incontrati, da guardare stavolta con occhi diversi, come flash back su scene da Oscar. Prima tappa al Borgo San Giuliano coi suoi murales dedicati al Maestro e ai suoi film, e al vicino Ponte di Tiberio, dove passava la corsa delle Mille Miglia di Amarcord. Si imbocca Corso d’Augusto: sulla destra, dopo un centinaio di metri, ecco il cinema Fulgor, l’occhio sul mondo e l’incontro col cinema americano. Due passi e siamo in Piazza Cavour, con la scalinata dell’Arengo, teatro della celebrazione fascista e della solitaria protesta del grammofono che suona l’Internazionale, e con la Fontana della Pigna, che ha visto le pallate di neve a Gradisca, le scorribande di Scureza, l’incanto del pavone. Si svolta per via Gambalunga dove, nel Palazzo Gambalunga, aveva sede il vecchio Ginnasio teatro di mille goliardate. Dalla finestra si poteva vedere Piazza Ferrari e il suo monumento ai caduti della Grande Guerra (i “nudi delle statue”). Proseguendo verso la stazione ferroviaria (il treno, metafora di ogni partenza, molto cara al Maestro) si passa in via Oberdan, dove, nella casa della sorella Maddalena, ha sede il Museo Fellini. Lì vicino, al numero 91 di via Clementini, la casa dell’adolescenza di Federico e del primo amore per Bianchina: il Palazzo Dolci. Ultime tappe, verso il mare: il molo (la “palata”, meta invernale dei Vitelloni e teatro delle bravate di Scureza, il motociclista di Amarcord) e piazzale Fellini col mitico Grand Hotel, simbolo di tutti i desideri “proibiti”. |
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SITI INTERNET D'APPROFONDIMENTO
• www.comune.rimini.it
• www.riminiturismo.it
• www.rimini.com
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Data: 22/1/2025 |
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