52 Domeniche in Romagna
 
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ITINERARIO 39 (Rimini)
   
MISTERI E LEGGENDE DI ROMAGNA
MISTERI E LEGGENDE DI ROMAGNA
Distanza: 60 km
Durata: una giornata
Periodo consigliato: da settembre a novembre
Partenza e arrivo: Santarcangelo di Romagna

È sufficiente osservarli nelle giornate autunnali per rendersi conto del perché questi luoghi abbiano finito per generare leggende, storie, vicende romantiche, misteri. Torri, rocche e borghi aggrappati a spungoni di roccia ripidi e inospitali, circondati da boschi fitti per difendersi da attacchi e scorrerie. L’enigma delle cento grotte di Santarcangelo, la leggenda di Azzurrina a Montebello, la storia romantica ed enigmatica di Cagliostro a San Leo, i misteri di Saiano. Raccontiamo solo alcune storie che si sono tramandate per anni tra gli abitanti di questi territori prima ancora di trovare spazio nei libri. Il percorso, che si svolge lungo le sponde del fiume Marecchia fino a sconfinare nelle Marche, è abbastanza breve e prevede numerose soste, per ammirare paesaggi collinari in cui s’intrecciano storia e leggenda.
Percorreremo, così, un appassionante viaggio immersi nello scenario suggestivo in cui si sono svolte vicende avvolte ancora oggi nel mistero.


DA NON PERDERE
Grotte di Santarcangelo
Castello di Azzurrina
Piazza Dante
Rocca del Sasso
Convento San Francesco
PERCORSO
PERCORSO
Palazzo Marco Santi a Poggio Berni
Partenza di questo viaggio lungo la Val Marecchia è Santarcangelo di Romagna.
La cittadina, sorta sulla via Emilia tra Rimini e Cesena, è un borgo caratterizzato da case e palazzi ben curati e da strette vie arricchite da osterie, ristoranti e negozi. La Piazza Ganganelli, risalente al ’700, costituisce il punto di partenza ideale per una passeggiata cittadina: un arco del 1777 è stato dedicato a Papa Clemente XIV che qui a Santarcangelo ebbe le sue origini.
Nel centro storico del paese si trovano le grotte.
Queste cavità sono più di cento e resta un mistero ancora oggi la loro funzione originaria. Forse erano solo magazzini ma c’è chi sostiene che venissero utilizzate come luogo di culto prima pagano poi cristiano. Non può mancare una visita alla Rocca Malatestiana costruita sul colle che domina la cittadina. Gli abitanti del luogo sostengono che fu questo fortilizio e non quello di Gradara la sede della triste e leggendaria vicenda di Paolo e Francesca, i due amanti scoperti e uccisi da Giangiotto Malatesta, marito di lei e fratello di lui, ricordati da Dante nella Divina Commedia. Vicino alla rocca si trova il convento dei Cappuccini. È inoltre da segnalare anche la Chiesa Collegiata, costruita tra il 1744 e il 1756.

Veduta di Sogliano
Lasciato Santarcangelo si comincia a risalire la Val Marecchia sulla S.P. 14. Dopo circa 6 km si incontra l’indicazione per Poggio Berni2. Questo piccolo paese, che conta poco più di tremila anime, merita una visita. Di rilievo alcune antiche dimore, immagine della potenza della famiglia che abitavano questi territori.
Palazzo Marco Santi, l’antico fortilizio, è uno dei simboli meglio conservati della Signoria dei Malatesta. Non aveva le dimensioni di una vera e propria fortezza, probabilmente perché il territorio, tra il torrente Uso e il Marecchia, era già sufficentemente protetto dalle imponenti rocche di Verrucchio, Santarcangelo e Torriana.
Altri edifici di grande pregio sono Palazzo Tosi, Palazzo Borghesi e Palazzo Astolfi, quest’ultimo di origine settecentesca ma nelle cui cantine si possono ancora oggi vedere i segni di un precedente edificio Medioevale.

Porta d’ingresso di Montebello
A Poggio Berni non si può non segnalare il Mulino Moroni, quello meglio conservato dei numerosi che operavano nella zona: non è più utilizzato dal 1955 ma l’impianto è ancora funzionante e visitabile. Ripresa la strada principale, dopo circa 2 km si svolta a destra per raggiungere Torriana.
L’abitato è posto a 337 metri s.l.m. su una rupe. Come dimostrano reperti archeologici di cultura etrusca, fu abitata sin dall’antichità. Da segnalare, oltre al magnifico panorama che si può godere dalla sua terrazza, una rocca ed una torre quattrocentesca.
Da Torriana, mantenendo la destra si giunge a Montebello, che può vantare un bel castello perfettamente ristrutturato e un minuscolo nucleo abitativo di origine medioevale. La strada termina alle porte d’ingresso del paese: la ripida ciottolata sulla destra conduce alla rocca, chiamata anche il Castello di Azzurrina.
Si racconta che il fantasma di una piccola bimba di otto anni si aggiri tra stanze e segrete del fortilizio.
La leggenda vuole che all’interno di queste mura si consumò un fatto tutt’ora avvolto nel mistero. La figlia di Ugolinuccio Malatesta, Guendalina, nata albina e per questo malvista nella società di allora, scomparve misteriosamente, nelle segrete senza uscite del castello.
Il corpo della piccola non fu mai trovato e si narra che da allora si odano rumori misteriosi all’interno del castello: risate, giochi di bimba, rintocchi di campane e il battito veloce di un cuoricino.

Rocca dei Guidi di Bagno a Torriana
Ripercorso il tragitto dell’andata, si svolta a destra prima dell’abitato di Torriana per raggiungere la strada di fondovalle dove si gira a destra. La vallata è ampia e il letto del Marecchia è in questo punto largo e sproporzionato alla quantità esigua di acqua che corre al mare. Si sconfina nelle Marche, in provincia di Pesaro-Urbino. Sulla destra sfila il colle di Pietracuta su cui sorge un castello risalente al X secolo. I ruderi del castello si innalzano su uno spungone roccioso, la Pietra Aguzza. Dopo circa 2 km si svolta a sinistra su una strada in salita in direzione di San Leo. A questo paese occorre dedicare quanto più tempo possibile. Sono tanti i simboli d’interesse storico che caratterizzano la cittadina fortificata.
L’accesso complicato, una strada intagliata nella roccia che sale dalla sottostante vallata, rende chiaro come un tempo fosse difficile raggiungere ed espugnare questo borgo posto a 589 metri s.l.m.
Per visitare San Leo si consiglia di partire da Piazza Dante, fulcro del paese, irregolare e bella, su cui sorgono il Palazzo Municipale ex residenza della famiglia Montefeltro, Palazzo Nardini dove fu ospite San Francesco e il Palazzo Mediceo.

Veduta del Castello di Verucchio
Grande importanza riveste la Pieve Romanica risalente al X secolo, costruita su una protuberanza rocciosa a poche decine di metri dalla piazza. Sorge più isolata la Torre Campanaria, un monumento imponente che fu costruito quasi come continuazione naturale della roccia e poco lontano, la bella cattedrale di San Leo, anch’essa eretta come su un podio di roccia. Il colpo d’occhio dal colle è davvero suggestivo. Sulla cittadina domina, ancora più in alto a 639 metri d’altezza, il massiccio Forte Rinascimentale.
Soggetto a restauri e modifiche, il castello fu famoso nel Medioevo per essere prima forte pressoché inespugnabile e poi come carcere invalicabile. In esso fu rinchiuso per quattro anni Giuseppe Balsamo di Palermo, conosciuto come Conte di Cagliostro. Questo personaggio, morto e sepolto nel territorio di San Leo ma i cui resti non furono mai trovati, fu discusso e mistico personaggio dell’epoca e lasciò un alone di mistero a San Leo.

Castello di San Leo
Membro e sostenitore della massoneria e accusato di pratiche esoteriche, fu un personaggio dai lineamenti confusi la cui immagine rimane ancora oggi un enigma.
Da San Leo si scende in direzione Secchiano e in corrispondenza dell’abitato si svolta a destra. Si percorre la strada verso fondovalle e in 11 km si raggiunge Verucchio.
La struttura del paese di Verucchio è di epoca medioevale e rappresenta la culla della potenza dei Malatesta. Sulla centrale piazza che dalla potente famiglia prende il nome, si trova il palazzo comunale e da qui si accede alla rupe su cui sorge l’imponente rocca datata XII secolo. Il fortilizio, chiamato anche Rocca del Sasso per la sua posizione all’apice di uno sperone roccioso, ha dimensioni imponenti. Qui nacque Mastin Vecchio, uno dei capostipiti della Famiglia Malatestiana.

Cipresso di San Francesco
Qui nacque Mastin Vecchio, uno dei capostipiti della Famiglia Malatestiana.
All’interno del fortilizio sono visitabili la Sala Grande, il Mastio, alcune stanze e le segrete. Si consiglia una passeggiata nel borgo di Verucchio visitando la Pinacoteca comunale, la Torre civica, il Torrione delle Mura, la Porta del Passarello ed altri edifici di pregio storico culturale, fino alla camminata sulle ristrutturate mura di cinta partendo dalla chiesa di Sant’Agostino. Attraverso una piccola strada secondaria si raggiunge Villa Verucchio. Nella località agricola si trova il Complesso Conventuale di San Francesco.
Fondato nel 1215 dal santo, si compone di cappellette per la Via Crucis e della chiesa dedicata al santo. Nel chiostro cresce un grande cipresso secolare che, per tradizione, si vuole piantato dallo stesso Francesco. Si prosegue verso valle per circa 4 km fino a raggiungere un bivio in cui si svolta a sinistra verso Santarcangelo dove si conclude questo itinerario.
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APPROFONDIMENTI

OASI NATURALISTICA DI MONTEBELLO
Nel 1993 è stata istituita l’Oasi Naturalistica di Montebello e il Centro di Ricerca ed educazione Ambientale di Montebello e Torriana, al cui interno si trova anche l’importante Osservatorio Naturalistico della Valmarecchia. L’oasi si estende su 1200 ettari ed è estremamente affascinante, ricca di fauna selvatica e di una flora particolare che alterna piante e arbusti tipici delle zone rupestri, querce, cipressi e piante tipiche delle zone umide, raccolte intorno a un piccolo laghetto. La foresta è abitata da diverse specie di animali, fra cui le rare specie dell’albanella e dell’istrice e una diversificata avifauna (oltre 135 specie). All’interno dell’oasi è stato realizzato un giardino botanico, ma è sufficiente camminare per i numerosi sentieri per imbattersi in orchidee, ciclamini, eriche e primule; nel pungitopo, nell’asparago selvatico e in numerose altre specie. L’Oasi Naturalistica di Montebello offre l’opportunità di osservazioni naturalistiche e percorsi didattici da giugno a settembre.
Per informazioni rivolgersi all’Osservatorio Naturalistico Valmarecchia tel. 0541.675629.

GROTTE SEGRETE DI SANTARCANGELO
GROTTE SEGRETE DI SANTARCANGELO
Fra i pregevoli monumenti di Santarcangelo ve n’è uno misterioso e singolare, nascosto sotto terra, tra tufo e argilla.
Sotto il centro abitato vi sono delle grotte, disposte su tre piani sovrapposti, menzionate per la prima volta nel XV secolo e segnalate nel 1936 da L. R. Perdetti, con una mappa precisa, che evidenzia la concentrazione di cunicoli nel versante orientale del Monte Iovis su cui sorge la città. Le grotte presentano conformazione e aspetto differenti: le più particolari hanno volte a botte o a crociera alte 2 mt circa e i corridoi spesso conducono a nicchie quadrangolari o ad ambienti circolari con volta emisferica, talora sorretta da pilastri.
Storici e archeologi hanno supposto che queste fossero le grotte più antiche, destinate a culti pagani o, come sostiene il Perdetti, paleocristiani.
Vi è chi sostiene che le grotte fossero un luogo di riti celtici o di culti pagani orientali del dio Mitra, altri studiosi ipotizzano che fossero un sepolcreto etrusco. I cunicoli più sobri e semplici destano minori difficoltà interpretative, potrebbero infatti risalire all’epoca del dominio Malatestiano e ad epoche più recenti. La supposizione più ovvia è che fossero uscite strategiche di emergenza, adibite a deposito di armi e munizioni. Certo è che durante il secondo conflitto mondiale, le grotte rappresentarono un salvifico rifugio per la popolazione di Santarcangelo.
Per informazioni: Pro Loco tel. 0541.624270

LA LEGGENDA DI CAGLIOSTRO
Oltre ad essere un luogo di importanza strategica, la rocca di San Leo è famosa anche perché Cagliostro ha vissuto qui gli ultimi anni della sua vita. Cagliostro, il cui vero nome era Giuseppe Balsamo, nacque nel 1743 a Palermo, ma trascorse gran parte della sua vita in viaggio tra Londra, Parigi, il Belgio, la Francia e la Spagna. La sua fama ebbe inizio dopo il 1780, quando si affiliò alla massoneria e iniziò a girare l’Europa presentandosi con lo pseudonimo di Conte di Cagliostro come taumaturgo e alchimista, proponendo l’elisir di lunga vita e altre polveri miracolose.
I suoi contemporanei ritenevano che possedesse doti magiche e curative. Tuttavia, proprio le pratiche esoteriche gli costarono la condanna da parte del Tribunale dell’Inquisizione, che ne decretò la reclusione perché eretico e dedito all’arte divinatoria e al credo esoterico. Dopo una vita legata al mistero, all’alchimia e alla massoneria, anche la morte di questo affascinante personaggio si confonde tra realtà e leggenda. Non è chiaro, infatti, come sia morto Cagliostro, se per cause naturali o in seguito ad una caduta, dopo la fuga dal carcere. Sicuramente, il Conte fu sepolto a San Leo, secondo alcuni in una legnaia, secondo altri in una fossa scavata nella terra.


SITI INTERNET D'APPROFONDIMENTO

www.iatsantarcangelo.com
www.comune.poggio-berni.rn.it
www.comune.sanleo.ps.it
www.comunediverucchio.it

 
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Data: 16/12/2018
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