52 Domeniche in Romagna
 
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ITINERARIO 8 (San Piero in Bagno)
 
TREKKING NELLA VALLE DEL BORELLO
TREKKING NELLA VALLE DEL BORELLO
CARTA ESCURSIONISTICA CONSIGLIATA:
COLLINE FORLIVESI 1:25000 - ISTITUTO GEOGRAFICO ADRIATICO

Distanza: 11,9 km
Durata: una giornata
Periodo consigliato: da settembre a maggio
Partenza e arrivo: Linaro - Ranchio
DIFFICOLTÀ ELEVATA

Il fatto di essere una vallata attraversata da una strada in cui il traffico non è troppo intenso, ha reso quella del Borello una conca affascinante e di grande importanza naturalistica. Linaro e Ranchio sono i due paesi principali che sorgono su due speroni di roccia arenaria, pazientemente erosi dal corso d’acqua. Tra i boschi fitti e ripidi, si nascondono comunità religiose, casolari e piccole chiese. Si celano anche vecchie strade, sentieri che venivano utilizzati per i normali commerci tra abitati sparpagliati sulle colline e che ora sono tracce ideali per esplorare questo territorio inciso da fiumi, torrenti e ruscelli. Il trekking proposto segue strade non asfaltate ma ben curate, fatta eccezione nei periodi di forti piogge, quando il fondo rischia di diventare difficilmente praticabile. L’itinerario, per lunghezza e la presenza di alcune salite impegnative, è consigliato solo a chi è dotato di una discreta preparazione fisica. In alternativa, i Sentieri del Tasso, offrono la possibilità di esplorare il territorio con brevi passeggiate adatte a tutti, a partire dal grazioso centro abitato di Linaro.

DA NON PERDERE
Torre e ripe di Linaro
Monastero Valleripa
Centro di Ranchio
Pieve San Bartolomeo
Abbazia Sant’Ambrogio
PERCORSO
PERCORSO
Pieve di San Bartolomeo a Ranchio
Partenza di questo itinerario è Linaro nel comune di Sarsina1. Il piccolo centro abitato sorge nella solitaria valle del Borello.
Questa vallata segue il corso dell’omonimo fiume e risale gli Appennini da Cesena verso il Passo del Carnaio e Spinello. Linaro, che significa luogo dove si coltiva il lino, è una frazione minuscola ma di grande fascino. Sorge infatti su una ripa che scende verticale nel greto del fiume. Le case che si affacciano sul dirupo sembrano sospese a fatica sul precipizio. Le origini di questo piccolo borgo sono molto antiche, risalgono all’XI secolo. A quel tempo in questo luogo, come in ogni borgo arroccato sui monti, sorgeva un fiorente castello, di cui rimangono oggi solo pochi resti assorbiti quasi interamente dalla fitta vegetazione e dalle nuove case. Il maniero era governato dalla contessa Imilda. La torre, ai tempi munita di prigione, è l’unico edificio ancora oggi rimasto in buone condizioni.
Un sentiero, denominato della Contessa in onore dell’antica abitante del castello, consente di raggiungere in 5 minuti i ruderi del vecchio maniero.
Prima di giungere all’abitato, una piccola strada sulla destra conduce al letto del fiume Borello.
Da qui comincia il sentiero che si seguirà nel corso di questo itinerario. Guadato il torrente grazie ad un piccolo ponte in ferro, si trova subito un pannello che illustra gli itinerari possibili nella zona: la rete sentieristica recentemente inaugurata è chiamata Sentieri del Tasso e propone numerosi percorsi, alcuni più semplici, altri invece piuttosto difficoltosi.
L’itinerario proposto segue la strada ghiaiata e, nella prima parte, ricalca uno dei percorsi segnalati, quello che conduce a Valleripa.
Dopo poche decine di metri la carraia prende a salire ripida.

Martirio di San Bartolomeo all’interno
Si presenta un tratto molto impegnativo di curve strette con pendenze che superano il 20% e tolgono il fiato. Il tratto è comunque breve e alleviato da un bel panorama che si apre ai nostri occhi sulla sinistra: si vedono Linaro e la valle del fiume Borello che si stringe formando belle gole, un centinaio di metri più in basso. La carraia prosegue tra le curve nel fitto di una vegetazione rigogliosa fino a raggiungere Valleripa.
Qui, in posizione dominante sulla vallata, sorge il Monastero della Piccola Famiglia della Resurrezione formato da una chiesa con un bel campanile e annesso un piccolo convento.
Il luogo è abitato da una comunità religiosa di suore che producono icone raffiguranti immagini sacre.
Proseguendo in salita, si giunge in 400 metri circa a Ca’ Croce, posta a 386 metri s.l.m.
Al successivo bivio si svolta a destra, ignorando il sentiero a sinistra che conduce a Montatone.
Continuando a salire, si incontra di nuovo un crocevia dove si prosegue ancora a destra verso Ca’ Pentecoste.
Anche questo edificio è sede di una comunità religiosa. La strada è ora più dolce e la salita lascia spazio a tratti di discesa e falsopiano.
Sempre di grande impatto sono il bosco che circonda il sentiero e il colpo d’occhio sulle montagne vicine, completamente ricoperte da gli alberi. La passeggiata prosegue a stretto contatto con la natura, pur trovandoci a pochi chilometri dai paesi di Ranchio e Linaro. Dopo 1 km, si giunge al Fosso Acqua Pizzolo.
Superato il corso d’acqua si prosegue per circa 1,5 km lungo una strada in falsopiano che poi sale fino a raggiungere il Borgo di Pieve di Rivoschio Vecchio.
In questi luoghi, ancora oggi abitati nonostante la posizione isolata, si trovava il comando della VIII Brigata Partigiana Garibaldi.
A questo punto si sono percorsi circa 6 km e si è superata la metà dell’itinerario.
Dopo aver osservato il bel panorama verso i colli che corrono lungo la vallata del Bidente, si continua a salire verso Campofiore che, con i suoi 542 metri s.l.m., rappresenta il punto più elevato del trekking e poi si scende verso Acquasalsa e Cavalegno e da qui, al bivio, in direzione Ranchio.
Al chilometro 10 si raggiunge la strada asfaltata dove si svolta a sinistra per gli ultimi 2 km di percorso. Il piccolo centro abitato di Ranchio si trova su uno sperone di arenaria che costeggia il fiume Borello all’interno del territorio del comune di Sarsina.
Sorge a 333 metri di altitudine e in età altomedioevale rappresentava un castello di grande importanza. Posta al centro del paese, in quello che è il punto più elevato, si trova la Pieve di San Bartolomeo.
Interessante la pala dell’altare raffigurante il Martirio di San Bartolomeo opera di Michele Valbonesi e una Via Crucis su tela recentemente scoperta risalente ai primi del ’900. Nella cripta si trova il Museo della Valle del Borello.
Il centro storico, dominato in pratica da un’unica stretta via che si arrampica fino alla piazzetta centrale, pur non avendo particolarità eclatanti, merita una passeggiata.
Nelle immediate vicinanze, sulla riva opposta del fiume Borello, in località Ca’ Badia, si trovano i resti dell’abbazia benedettina di Sant’Ambrogio.
L’antico monastero risalente all’XI secolo rivestì in passato grande importanza.
Purtroppo oggi rimangono solamente poche tracce del bel monastero, che nel tempo è stato inglobato in una casa colonica. L’itinerario termina a Ranchio, dove è possibile fare una piacevole sosta nelle vie del paese.
Per il ritorno esistono diverse possibilità, la più semplice alternativa ai sentieri è quella di seguire la strada asfaltata che in poco più di 5 km scende a Linaro costeggiando il greto del fiume Borello.
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APPROFONDIMENTI

I SENTIERI DEL TASSO
I Sentieri del Tasso sono percorsi escursionistici-didattici che circondano il borgo di Linaro, arroccato sulla vertiginosa rupe posta a picco sul torrente Borello. Il sentiero della Contessa, il sentiero per Nuvoleto, il sentiero delle Lavandaie, quello di Valleripa-Montatone, formano una rete che permette di scoprire il territorio della valle in tutte le sue sfaccettature: storia, natura, cultura popolare. La rete escursionistica, di recente inaugurata, si sviluppa per una lunghezza di 10 km circa. Lo stradello della Contessa corre attorno ai resti della rocca e in 10 minuti permette di arrivare alla base della torre; il sentiero Valleripa raggiunge in poco meno di 2 km l’omonimo monastero posto a 300 metri s.l.m.; il sentiero per Nuvoleto attraversa la valle dell’eco, da cui si può ammirare la ripa dei falchi; infine il sentiero delle Lavandaie, che scende fino all’argine del fiume nelle gole del Borello.
Alcuni pannelli posti in luoghi strategici della città mostrano i percorsi e cartelli segnaletici in legno indicano la direzione e i tempi di percorrenza.

IL CICCIOLO
Il cicciolo, in dialetto grassul, rappresenta una delizia culinaria, tipica della Romagna, ottenuta dal maiale. L’ingrediente principale è, infatti, il grasso del suino. In particolare quello che si cucina per ottenere i ciccioli è il lardo, la parte più soda e saporita. Il lardo viene tritato in grossi pezzi e poi messo a bollire a fuoco lento.
La cottura dei ciccioli può richiedere anche alcune ore e necessita di una continua opera di mescolatura. Quando al bianco del grasso si sostituisce un colore rosa intenso, significa che i ciccioli stanno giungendo a cottura. Ultimata questa fase, si versano i ciccioli su di un grande panno che lascia filtrare la parte liquida, quella più grassa: da qui si ottiene lo strutto utilizzato per cucinare altri cibi tipici come ad esempio la piadina romagnola. La parte più solida resta, come in un colino, sul panno e viene pressata arrotolando i due capi. Il risultato finale sono piccoli e secchi pezzetti di grasso e carne. Questi vengono poi stesi e conditi con sale, pepe e altri odori, come l’alloro, a seconda della mano di chi li sta cucinando e della zona in cui ci si trova.
Il periodo migliore per assaggiare i ciccioli sono i mesi invernali, quando per tradizione si effettua la scarnatura del maiale e la messa a stagionatura di salami, prosciutti e altri affettati. Il modo di prepararli non è unico, ogni macellaio ha propri metodi e segreti.
Non sono unici nemmeno sapore e consistenza: in alcune zone il cicciolo viene cucinato grasso, consistente e di forma rotonda, in altre molto più magro, schiacciato e dal sapore più intenso. In ogni caso, si tratta di una specialità antica, cucinata dai nostri avi.

RETTILI E ANFIBI
RETTILI E ANFIBI
L’Appennino è animato da una interessante e composita fauna e avifauna, molto spesso però ci si dimentica di un mondo che vive e striscia sulla terra: rettili e anfibi. Rettili e anfibi sono dei cordati, animali eterotermi, ossia senza un sistema di regolazione della temperatura, che subiscono le temperature esterne e vanno in letargo. I rettili tipici dell’Appenninno Romagnolo sono il biacco, il saettone, la tassellata e la vipera comune. Fra gli anfibi caratteristici del luogo ricordiamo la salamandrina dagli occhiali e la salamandra pezzata, il geotritone, urodelo “esclusivo” dell'Appennino, e svariati tipi di tritoni. In genere questi animali vivono nascosti nei terreni, in cave e all’interno delle tane di piccoli mammiferi, ma si spingono fino ai corsi d’acqua e vivono bene e indisturbati anche nei boschi di faggio e boschi misti. Nei torrenti e negli specchi d’acqua si incontrano l'ululone dal ventre giallo, rospi, rane, raganelle e le testuggini. Naturalmente i terreni brulicano di lucertole e ramarri; tipici dell’Appennino sono la lucertola muraiola, quella campestre e l’orbettino. Ai margini dei boschi è possibile imbattersi anche nelle vipere comuni, che in genere cercano nutrimento nelle zone rocciose, ove è più facile trovare topi e lucertole.

Per conoscere tutte le specie appenniniche visitare il sito:
www.regione.emilia-romagna.it


SITI INTERNET D'APPROFONDIMENTO

www.comune.sarsina.fo.it

 
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Data: 16/12/2018
52 Domeniche in Romagna
Emilia Romagna - Terra con l'anima
 
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